Il COE e l’arte nel mondo

Il COE e l’arte nel mondo

Dal Camerun al Cile passando per il Benin e toccando anche la Cina.
I progetti culturali del COE sono moltissimi e spaziano dalla curatela di mostre allo sviluppo di ricerche sul patrimonio culturale, dalla promozione di scuole d’arte alla formazione di curatori museali per poi arrivare oggi al nuovo progetto in Camerun dedicato alle start up culturali.

In Italia

Il COE fin dalla sua origine promuove iniziative educative che prevedono attività artistiche, laboratori espressivi, approfondimenti culturali sulla storia dell’arte. La progettazione pedagogica e didattica di questi interventi si è sempre caratterizzata dall’attenzione alla persona, alla sua originalità che doveva essere tutelata e sviluppata dall’educatore e dall’insegnante per poi essere espressa nel lavoro artistico dal giovane.

A partire dagli anni ’60 il COE promuove numerosi laboratori e corsi di disegno in Valsassina a Cremeno e Barzio e successivamente negli anni ’70 anche presso la casa La Benedicta di Santa Caterina Valfurva sempre sotto la direzione della pittrice e professoressa Mariarosa Tagliabue, socio e membro del COE che ricoprì un ruolo centrale per lo sviluppo del artistico in Italia e all’estero. Ai corsi di carattere artistico si susseguono moltissime iniziative e progetti in Italia e nei paesi dove il COE è chiamato da istituzioni pubbliche e dalla Chiesa ad operare.

A Milano, presso la Galleria del Centro Culturale San Fedele, il COE cura diverse mostre di arte contemporanea di autori emergenti e affermati di Africa, Asia e America Latina, il contesto è quello della rassegna culturale internazionale “Il lontano presente”. Durante questi eventi il COE promuove in modo particolare incontri tra gli autori e il mondo della scuola. Tra le mostre è bene ricordare: Pacha Mama. Il Cile di Mario Tapia (1987); Orubuloye. L’antenato yoruba. Mostra di Ibraheem Agboola (1988/1989); Cultura antica. Arte nuova (1990); Artisti a Kinshasa. Mambengi, Malenga, Bazungula (1991); Carteles de Libertad. Artisti dall’America (1992); Joseph Anouma (1993); Africa. Arte Sacra. Omaggio al 1° Sinodo Africano (1994).

A partire dagli anni ’90 il COE cura la progettazione di mostre itineranti studiate ordinando e analizzando diverse collezioni di oggetti raccolti dai volontari dai volontari e collaboratori del COE in Europa, Africa, Asia e America Latina o donati all’Associazione. Tra le principali di arte e artigianato le più note sono seguenti: La casa africana; Dentro le maschere; Strumenti musicali; Batik; Divina India; Fili e filati; Nockshi Kantha; Tessuti d’Africa; Filare il Mondo; Africa quotidiana; Punto dopo punto. Alcune mostre sono ancora oggi disponibili su richiesta a noleggio e ogni anno raggiungono principalmente scuole e biblioteche di tutta Italia.
Rivolte sia per un pubblico adulto che per ragazzi delle scuole, sono un possibile punto di partenza per percorsi educativi e didattici di ampio respiro, in quanto sono accompagnate da documentazione di carattere antropologico e da audiovisivi. Alcune di queste mostre, oltre a promuovere dialogo interculturale, si rivelano esse stesse vere esposizioni interculturali in quanto – vertendo su un tema preciso di ricerca – propongono opere o manufatti intesi come risposte che diversi popoli elaborano a fronte di un preciso bisogno o riflessione.

Durante le edizioni del Festival del Cinema Africano, d’Asia e America il COE si impegna a promuovere, curare e presentare mostre d’arte contemporanea internazionale, dal 2009 in modo particolare progetti sulla fotografia africana contemporanea d’autore. Vanno ricordate in modo particolare le seguenti: Gentlemen of Bakongo-Brazzaville (2009, Festival Center), fotografie di Daniele Tamagni; L’Africa nel pallone (2010, Festival Center), mostra fotografica in collaborazione con “Africa Rivista”; Nel nome di Mami Wata, "sirena" del vodou (2011, Festival Center), mostra d’arte contemporanea in collaborazione con Open Care e Museo degli sguardi – raccolte etnografiche di Rimini; Africa Comics – South Africa (2011, Festival Center), mostra di fumetti in collaborazione con “Africa e Mediterraneo” e edizioni Lai-Momo; Good Morning Africa (2012, Festival Center), mostra fotografica in collaborazione con “Africa Rivista”; Natura sognata, infiniti palpiti del colore (2012, Institut Français), mostra d’arte contemporanea di Zheng Rong; Creative Syria (2013, Festival Center), mostra d’arte contemporanea; Round about Township (2013, Foyer Spazio Oberdan), mostra fotografica di Pino Ninfa in collaborazione con Provincia di Milano – Assessorato alla Cultura; One Day in Africa | Ventiquattro ore nella vita del continente vero (2014, Festival Center), mostra fotografica in collaborazione con “Africa Rivista”, agenzia LUZ e Parallelo Zero; Les Classes Moyenne en Afrique (2015, Festival Center), mostra fotografica di Joan Bardeletti in collaborazione con “Marie Claire”; Design Africa 3.0 (2016, Festival Center), mostra fotografica in collaborazione con LagosPhoto Festival e African Artists’ Foundation; Design Africa 3.0 | How do you like me now? (2016, Spazio Sforza Triennale ExpoGate nell’ambito della XXI Triennale Design after Design), mostra fotografica in collaborazione con LagosPhoto Festival e African Artists’ Foundation; Where Future Beats (2017, Festival Center), mostra fotografica in collaborazione con LagosPhoto Festival e African Artists’ Foundation; Tchamba, o la dialettica schiavo-padrone (2018, Festival Center), fotografie di Nicola Lo Calzo courtesy by L’Agence à Paris; AFRICAAFRICA, exploring the Now of African design and photography (2018, Palazzo Litta Milano) mostra fotografica in collaborazione con MoscaPartners, Mia Photo Fair Projects.

Da ultimo per documentare i progetti di cooperazione e sviluppo del COE in Bangladesh l’Associazione produce due mostre fotografiche: JOL | Fotografie di Sara Munari. Limpido fotoreportage sull’acqua in Bangladesh (2014), realizzata grazie al contributo di Lario Reti Holding Spa all’interno del progetto “Tutela dell’acqua e valorizzazione delle piante medicinali locali nei villaggi rurali della zona sud ovest del Bangladesh” cofinanziato dal Comitato Lecchese per la Pace e la Cooperazione tra i Popoli; e Game Over. Le spose bambine del Bangladesh (2015) di Sara Munari in collaborazione con Terziario Donna Lecco.

Per raccontare lo sviluppo della LABA Douala (Libre Académie des Beaux-arts), il COE partecipa al primo Festival della Missione (Brescia 2017) con la mostra L’INCONTRO. Fotografie degli studenti delle Accademie LABA Brescia e LABA Douala a cura di Giovanna Magri, Silvia Quadrini, Prashanth Cattaneo, Paul-Henri Souvenir Assako Assako, testimonial Giovanni Gastel.

Tra Benin, Togo e Senegal alla scoperta dell’arte africana contemporanea

In una linea di valorizzazione delle novità espressive elaborate da artisti non europei, il COE organizza in Togo la mostra LOME ’94 in collaborazione con un gruppo di artisti del Paese, e nel maggio 1996 partecipa in Senagal a Dak’art 96 – la terza Biennale d’Arte Africana Contemporanea – per incontrare pittori e scultori provenienti da tutto il continente e per avviare con loro un confronto e uno scambio su forme e temi di ricerca in una prospettiva di innovazione sociale.

In continuità con le esperienze in Togo e Senegal, il COE apre nel 1995 a Cotonou in Benin la mostra-concorso per giovani artisti ABC EXPO. Art Beninois Contemporain in collaborazione con il centro culturale Africa Cultures, e successivamente avvia un progetto di valorizzazione del patrimonio culturale del paese, sostenuto dall’Unione Europea ed appoggiato anche dal Ministero della cultura beninese.

Quest’ultimo impegno in Benin nasce a fronte della partecipazione del COE alla Conferenza dell’UNESCO (Dalla tratta negriera alla sfida dello sviluppo: riflessione mondiale sulla pace, Ouidah, Benin, 1-5.09.1994) che è promotore del progetto “La route de l’esclave” al fine di sensibilizzare diversi organismi ad attivare iniziative di salvaguarda del patrimonio culturale beninese, diffuso in tutta la Diaspora Nera.

Il COE struttura il proprio intervento attraverso due modalità: da un lato la formazione di giovani artisti come occasione per stimolare la creatività ed incoraggiare la continua ricerca espressiva in una prospettiva professionale; dall’altro la documentazione e catalogazione dei centri e dei luoghi che hanno segnato e che rappresentano la storia del paese. Questi due criteri costituiscono una metodologia originale che sviluppa una sinergia culturale tra il nuovo, rappresentato dagli artisti contemporanei, e l’antico impresso nei luoghi, nei templi e nei riti tradizionali.

La fase finale del progetto vede nel 1997 la pubblicazione curata dall’Architetto Bianca Triaca Itinerari in Benin. Storia, arte, cultura (Edizioni COE, versione italiana e francese), un volume studiato come strumento educativo e culturale per sviluppare in ogni persona – a prescindere dalla nazionalità – la coscienza del patrimonio culturale di un paese africano che necessita di tutela e divulgazione in quanto proprio di tutta l’umanità.

Gli artisti della R.D. Congo. Il sostegno del COE all’APAN

La presenza del COE in R.D. Congo risale al 1980. In quegli anni alcuni volontari dell’Associazione si avvicinano a diverse esperienze artistiche della Capitale del paese.

A Kinshasa il COE incontra un gruppo di artisti che si costituisce in cooperative, applica l’arte alla necessità quotidiana dipingendo, scolpendo, modellando la ceramica “per vendere e poter vivere, con un’attività continua, incessante, che si fa proprio routine come è routine la necessità del nutrirsi, del vestirsi, dell’abitare…” scriveva Mariarosa Tagliabue sul notiziario dell’Associazione nel 1991.

Don Francesco Pedretti invita così l’esperta d’arte dell’Associazione a visitare alcune di queste cooperative per comprenderne a fondo il lavoro espressivo, le potenzialità educative e sociali. Lei entra in sintonia con l’APAN – Associazione Professionale Artisti di Ndjili, un quartiere di Kinshasa, instaurando con loro un profondo legame di amicizia che la porta a confrontarsi con i giovani congolesi circa l’importanza di una ricerca espressiva continua nei linguaggi e nei contenuti.

Condurre una vita comunitaria e solidale è l’obiettivo prioritario del gruppo che opera nel campo della pittura, scultura, ceramica e sbalzo su rame. La grande difficoltà che li ostacola nella ricerca coincide con la povertà di risorse e di strumenti; infatti gli artisti dipingono e scolpiscono all’esterno, a cielo aperto, a contatto con la natura e la gente che attraversava il quartiere; i cambiamenti di tempo e la stagione delle piogge danneggiano le opere degli artisti, limitandoli nel proprio lavoro. Il COE così raccoglie fondi per costruire un atelier permanente, un luogo in muratura fornito anche di strumenti nuovi, nel quale possano esprimersi liberamente e con armonia per comunicare attraverso le proprie opere speranza e novità all’intero paese.

Con il tempo gli artisti maturano nell’uso dei linguaggi, proponendo temi sempre nuovi capaci di trasmettere le emozioni che sentono e la speranza in un futuro migliore per il loro Paese.

Alcuni di questi giovani sono invitati dal COE in Italia e Camerun all’interno di mostre e rassegne in una prospettiva di scambio interculturale e di formazione permanente.

Il COE e il Camerun: arte, artigianato, design, patrimonio culturale

Il percorso di promozione e formazione attraverso l’arte in Camerun inizia nel 1986 quando il COE inaugura a Mbalmayo un atelier di pittura per permettere a giovani artisti di potersi esprimere in un clima di confronto e di crescita comune.

Il luogo è molto apprezzato dai camerunesi e per dare visibilità ad un numero maggiore di giovani del paese, l’Associazione bandisce nel 1987 il primo concorso d’arte di tutta la nazione rivolto a tutti i giovani artisti, dal tema I giovani e la pace. Da questa prima esperienza nasce una vera tradizione che si conclude nel 2001, radunando ogni anno a Mbalmayo artisti affermati e nuovi talenti in un clima di dialogo e di crescita a partire da temi come Fiori e frutti del mio paese (1992), Diritti dell’uomo e libertà in Africa (1999), L’anno 2000 nella coscienza dei giovani camerunesi (2000), L’arte africana tra tradizione e realtà contemporanea (2001). L’occasione del concorso è per il COE un momento durante il quale organizzare incontri formativi sull’arte che riscuotono successo e vengono sollecitati da parte degli artisti.

Da questo sperimentare l’arte attraverso il vivere in comunità, nel 1990 il COE inaugura a Mbalmayo l’IFA – Institut de Formation Artistique, ancora oggi unica scuola superiore d’arte esistente in Camerun, e nell’intera regione centrale dell’Africa, riconosciuta dal Governo del paese.

Attraverso la guida di professori italiani e congolesi, l’IFA si struttura nei tre indirizzi di ceramica, pittura, scultura, permettendo al termine del percorso di accedere all’università.

La scuola è pensata da Don Francesco Pedretti come ad un luogo, non solo di formazione artistica, ma soprattutto di educazione dei giovani attraverso l’arte in una prospettiva di valorizzazione del patrimonio culturale africano antico e di incoraggiamento dei nuovi talenti giovanili.

Agli artisti dell’IFA il COE dedica nel 1996 Cameroun Art, una mostra presso la Galleria Artemondo l’allora spazio espositivo del Museo della Ceramica Giuseppe Gianetti di Saronno, mettendo così in relazione il centro camerunese con il centro espositivo di Saronno.

Nel 2000 l’IFA pubblica un’importante studio curato da Jean Paul Noutué e Bianca Triaca Les Trésor du royaume de Mankon. Les objets culturels du palais royal (Edizioni IFA, Mbalmayo, 2000) sui tesori del regno di Mankon, nell’ovest del Cameroun. Il volume, preceduto da un percorso formativo rivolto agli studenti dell’IFA, viene a costituire un ampio lavoro di ricerca, documentazione e catalogazione dei beni culturali del Camerun. L’intero progetto viene avviato con l’obiettivo di orientare e sensibilizzare i giovani studenti nei confronti del loro patrimonio culturale, avviandoli verso nuove possibilità di lavoro nel settore della tutela dei beni culturali e del turismo attraverso lo sviluppo di un network tra paesi e istituzioni differenti.

Il 2001 rappresenta un anno molto importante. Il COE inizia un progetto culturale di cooperazione internazionale – l’ultimo voluto da don Pedretti prima della sua morte – che si svolge svolge e viene portato a termine grazie alle competenze e conoscenze sviluppate e maturate nei camerunesi e nello stesso COE negli anni precedenti.

“Che cosa hanno lasciato gli africani del loro patrimonio artistico dopo il colonialismo e le guerre?”, “Come si può presentare ciò che resta?”, “Come può, ciò che resta, diventare un elemento di sviluppo, senza sottrarlo dal suo contesto culturale che gli dà significato e la sua ragione di esistenza?”.

Il progetto cerca di rispondere a queste precise domande attraverso la realizzazione di quattro musei, che non vogliono essere rivolti ad un’elite di persone, ma divenire un luogo accessibile, in cui tutti, partendo da quelle che sono le proprie tradizioni e valori, possano crescere insieme per progettare il proprio futuro.

Il progetto vede come titolo Formazione, Protezione del Patrimonio Artistico e Culturale, sviluppo in Cameroun, ed è promosso dal COE attraverso l’IFA e sostenuto dal Ministero degli Affari Esteri Italiano e dalla Conferenza Episcopale Italiana.

Oltre alla costruzione di quattro musei nell’ovest del Cameroun finalizzati alla salvaguardia del patrimonio di una delle aree artisticamente più significative dell’intero continente africano, il progetto prevede la realizzazione a Mbalmayo del CAA – Centro d’Arte Applicata, centro di ricerca espressiva dove la formazione acquisita dagli studenti all’IFA diventa risorsa per nuove competenze e messa a servizio dello studio, della progettazione e della produzione di elementi d’arredo, di grafica e di oggetti d’uso quotidiano.

L’Architetto Bianca Triaca dirige il progetto con la collaborazione di Jean-Paul Notué, professore di storia dell’arte e museologia presso l’Università di Yaoundé I, e dell’architetto Antonio Piva, docente al Politecnico di Milano.

Bianca Triaca, nella prefazione di ciascun catalogo dei Musei, richiama la figura di Don Francesco Pedretti, al suo grande coraggio e alla sua infinita fiducia nelle capacità degli uomini di cambiare il mondo con la forza dei valori più profondi della loro umanità. Il suo amore per le culture del mondo era immenso, Don Francesco Pedretti infatti vedeva la grandezza dei valori dell’uomo espressi attraverso l’arte e per questo desiderava che tutti i popoli potessero avvicinarsi a questo grande patrimonio per comprenderne il significato e crescere come persone.

I quattro musei di Babungo, Baham, Bandjoun e Mankon vengono progettati progettati tenendo presente le linee guida di ICOM – International Council of Museums, AFRICOM – International Council of African Museums, UNESCO – United Nations Educational Scientific and Cultural Organization. Ogni museo è accompagnato da un catalogo curato da Notué e Triaca per l’editore Five Continents Editions (2015).

Ciascuna struttura conserva oggetti d’arte di uso antico non imprigionandoli e non sradicandoli dal loro contesto, anzi li pone in una continua relazione con il territorio e con il popolo a cui appartengono, permettendo inoltre a tutto il Cameroun e a turisti di conoscerli per comprenderne il significato e la storia.

In concezione di "cultura vivente", ai Fon e all’intero regno a cui appartiene ciascun museo è consentito l’utilizzo degli oggetti – costumi, maschere, statue – durante cerimonie e ritualità. I quattro musei camerunesi non si limitano a valorizzare una quotidianità africana tuttora presente in Cameroun, ma ne promuovono il significato culturale in quanto, non conservano reperti, ma oggetti di uso comune che vivono e continuano la loro funzione nella società grazie ad una tutela e protezione avviata dal museo. Ciò contribuisce a ridurre le distanze tra museo e comunità, portando la gente a vedere in queste strutture espositive – a fini culturali ed educativi – un centro ed una risorsa per il futuro.

Nell’ambito del progetto l’IFA avvia un corso di formazione sulla tutela del patrimonio artistico rivolto ad una ventina di giovani motivati ad intraprende il ruolo di curatori dei quattro musei.

Nel 2006, in una prospettiva di formazione permanente e di life long education, il COE in collaborazione con l’Accademia Carrara di Bergamo avvia un progetto di formazione ed aggiornamento per gli studenti dell’IFA attivando nuovi insegnamenti con l’obiettivo di sviluppare nuove competenze nei giovani inserendoli in un mercato del lavoro sempre più esigente e complesso.

Nel 2013 a Douala il COE dà vita al CFART – Centro di Formazione Artistica. La scuola professionale nasce con l’obiettivo di accogliere giovani dotati di talento artistico che non hanno potuto frequentare scuole regolari.

Nel 2014 COE e LABA Brescia (Libera Accademia di Belle Arti) promuovono il progetto della LABA Douala (Libre Académie des Beaux-arts) a fronte di uno studio condotto nel 2013 sotto la guida di Roberto Dolzanelli (Fondatore e Direttore LABA) e il COE nelle persone di Rosa Scandella (Presidente COE), Georges Alex Mbarga (Rappresentante COE in Camerun), Paul-Henri Souvenir Assako Assako (Ricercatore di Storia dell’Arte presso il Dipartimento di Arte e Archeologia, Università di Yaoundé 1, Direttore Didattico IFA | Institut de Formation Artistique de Mbalmayo).

LABA e COE hanno ritenuto interessante costituire un partenariato finalizzato allo sviluppo di un progetto formativo accademico di eccellenza a fronte dell’esperienza internazionale maturata da entrambi nel settore educativo e culturale.

LABA Douala si presenta come luogo di formazione per giovani e adulti motivati a qualificare le proprie attitudini nel mondo della creatività, sviluppando talenti e competenze con l’obiettivo di costruire professionalità di alto profilo nel settore del design, della grafica multimediale e della moda.

Il 2017 è l’anno del progetto CAM ON! Promuovere arte e cultura: capacity building, impresa sociale ed istruzione in Camerun promosso con il sostegno di AICS – Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo con il partenariato di IFA – Institut de Formation Artistique, Arcidiocesi di Douala, LABA – Libera Accademia di Belle Arti Brescia, ISF MI – Ingegneria Senza Frontiere Milano, DONTSTOP architettura, AF – Afro Fashion e e in collaborazione con Urban FabLab. CAM ON! nasce in sinergia con i programmi nazionali del Ministero delle Arti e della Cultura del Camerun e del programma Vision 2035: promuovere lo sviluppo della cultura, anche in un’ottica di sostenibilità economica e competitività dell’industria culturale, migliorando allo stesso tempo la corrispondenza formazione-impiego. In questo senso il progetto rientra anche fra le priorità del Documento di Programmazione Triennale della Cooperazione Italiana ed è coerente con le Linee Guida della Cooperazione Italiana su Patrimonio Culturale e Sviluppo. Per questo motivo l’Agenzia italiana per la Cooperazione allo Sviluppo sostiene il progetto e le sue attività. Strutturandosi su due assi di intervento principali, uno diretto in particolare a rafforzare le capacità istituzionali ed imprenditoriali mentre l’altro con un maggiore focus sulla formazione, il progetto ruota intorno alla creazione di 1 Hub culturale a Douala nel quartiere di Logbaba. L’Hub si costituisce come Impresa Sociale dotato di 3 Sportelli territoriali nel paese (Douala, Mbalmayo e Bafoussam), polo di riferimento per la formazione, la ricerca, la produzione e la diffusione dell’arte e della cultura. Il core business dell’impresa sociale risiede nella fornitura di servizi artistici e culturali, sempre in coerenza con i principi di impresa sociale riconosciuti a livello internazionale; l’offerta culturale dell’Hub è strutturata su 4 macroaree: Ricerca, iconoteca di educazione all’arte, alla cultura visiva e supporto alla lettura critica delle dinamiche artistiche in Camerun; Conferenze di educazione all’arte; Formazione, in particolare accogliendo LABA Douala al suo interno, ma anche con seminari per l’insegnamento di arti visive, formazione dei giornalisti alla produzione dei testi sulle arti visive, master class, spazio di coworking/ incubatore d’impresa; Esposizioni ed altri eventi, con la partecipazione di diversi artisti e l’organizzazione di sfilate di moda.

Sempre nel contesto dell’Hub culturale vengono attivati percorsi di formazione degli attori locali, compreso il personale del MINAC, Ministero dell’arte e della cultura camerunese.

L’attività di sostegno alle imprese culturali si sviluppa invece seguendo due criteri principali: un’attività di selezione, incubazione e sostegno economico per 15 mesi a 10 start up in ambito culturale ad alto valore sociale; selezione, incubazione e sostegno per altrettante imprese culturali già avviate ed attive da almeno 1 anno.

Ruolo certamente centrale per tutto il progetto è ricoperto da LABA Douala, la cui sede viene trasferita all’interno dell’Hub. La sua offerta formativa viene potenziata e diversificata, grazie all’intervento di visiting professor ed esperti che daranno supporto al corpo docente. Si organizzano conferenze, forum e soprattutto scambi anche con altre Accademie ed Istituti d’Arte.

In tal senso intervengono soprattutto due partner di progetto, DONTSTOP Architettura e Afro Fashion, organizzando due workshop specialistici di alto livello: uno diretto a designer e architetti sull’interior design, mentre l’altro approfondisce l’emergenza della moda africana sulla scena internazionale. Entrambi i corsi si concluderanno con un’esperienza italiana per gli studenti più meritevoli: una mostra e una sfilata delle opere degli studenti nel 2019 durante due eventi di grande richiamo, il Salone del Mobile e la Settimana della Moda di Milano. Anche l’IFA vedrà ristrutturata la propria offerta formativa, con l’equipaggiamento di attrezzature nuove e l’attivazione di corsi diversi (fotografia, post-produzione digitale, illustrazione). Si vuole dunque dare un adeguamento degli spazi e dei contenuti che sia anche un maggiore allineamento con il mondo del lavoro contemporaneo.

In collaborazione con l’associazione Urban FabLab, si propone infine un innovativo workshop di fabbricazione digitale, che coniuga processi manifatturieri tradizionali con la prototipazione rapida e la stampa 3D. Il target dei partecipanti è variegato: non solo architetti e designer, ma anche artigiani e artisti locali interessati a apprendere nuove pratiche produttive.

Arte e fede

Don Francesco Pedretti ha sempre dato grande importanza alla rappresentazione del Sacro. Ha sempre incoraggiato gli artisti, i giovani e i collaboratori dell’Associazione – in Italia e nei Paesi in cui il COE operava – a promuovere percorsi, proposte e progetti artistici come occasione anche di ricerca sulla fede. Così nella Cattedrale di Yaoundé, la capitale del Cameroun, si possono ammirare diverse opere realizzate da artisti dell’IFA – Istituto di Formazione Artistica di Mbalmayo, un segno tangibile dell’impegno del COE in questo settore come pure la mostra Africa. Arte Sacra. Omaggio al 1° Sinodo Africano (1994) e l’esposizione d’arte sacra africana contemporanea che il COE inaugura nel 2009 nell’Aula Paolo VI in Vaticano in occasione del Sinodo dei Vescovi Africani. Anche Papa Benedetto XVI la visita. Tra il 2009 e il 2010 la Fondazione COE invita l’artista Valentino Vago (Barlassina, 16.12.1931 – Milano, 17.01.2018) a ripensare alla cappella della casa La Benedicta che prenderà poi il nome di Cappella della Visitazione.

 

Anche per presentare al pubblico il lavoro di Valentino Vago, il COE con Galleria Melesi promuovono a Lecco tre edizioni di “Arte e Fede”, tavole rotonde che vedono i seguenti temi e relatori: Arte e Fede. Educare attraverso il contemporaneo (Dicembre 2012) con Valentino Vago (artista), Nicola Villa (artista), Don Angelo Puricelli (Rettore Collegio Arcivescovile A. Volta, Lecco), Laura Colombo (ANISA – Associazione Nazionale Insegnanti di Storia dell’Arte, Milano); Arte e Fede. Un binomio che genera cultura (Dicembre 2013) con Julia Krahn (artista), Maria Laura Gelmini (Storica e Critica d’arte), Mons. Domenico Sguaitamatti (Ufficio Beni Culturali, Arcidiocesi di Milano); Arte e Fede. La dimensione sociale del contemporaneo (Dicembre 2014) con Francesco Tuccio (noto come il falegname di Papa Francesco, Lampedusa), Paolo Belloni (Architetto), Don Giuliano Zanchi (Segretario Generale Fondazione Adriano Bernareggi, Bergamo).