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Tema del progetto

Nella strategia OMS 2002-2005 sulle Medicine Tradizionali (WHO/EDM/TRM/2002.1) le medicine tradizionali vengono definite come l’insieme di varie pratiche, approcci e conoscenze sanitarie che integrano l’utilizzo di farmaci a base di piante medicinali con tecniche manuali ed esercizi, applicati da soli o in associazione al fine di mantenere il benessere della persona e trattare, diagnosticare o prevenire alcune malattie. L’OMS raccomanda che le medicine tradizionali vengano inserite nei piani sanitari di tutti i paesi attraverso un approccio che può essere di tipo integrativo (in cui le prestazioni di medicina tradizionale sono offerte a tutti i livelli del sistema sanitario) o inclusivo (in cui la medicina tradizionale, come nel modello occidentale, pur non essendo integrata nell’offerta sanitaria, mantiene specifici campi di applicazione).
La principale caratteristica delle medicine tradizionali nei Paesi in via di Sviluppo è l’accessibilità da parte di gran parte della popolazione. In Tanzania, Uganda e Zambia, facendo riferimento solamente alle aree rurali, esiste una frequenza di un terapeuta tradizionale ogni 200-400 abitanti contro un medico convenzionale ogni 20-30.000 abitanti. Si ha, invece, un rapporto di 1 medico convenzionale ogni 100 terapeuti tradizionali se consideriamo anche le aree urbane. I recenti rapporti del programma “Roll Back Malaria” dell’OMS dimostrano che in R.D. Congo, Ghana, Mali, Nigeria e Zambia (solo per citare i paesi che aderiscono a progetti OMS), oltre il 60% della popolazione affetta da malaria non arriva nemmeno alla visita del medico convenzionale. E’ evidente che davanti alle dimensioni di questo problema e alla limitatezza delle risorse economiche non è possibile confidare unicamente in un ampliamento dell’accessibilità ai servizi convenzionali. La medicina tradizionale è spesso l’unica forma di sanità finanziariamente abbordabile a disposizione delle fasce più povere della popolazione e, nonostante questo, i medici tradizionali incontrano molte difficoltà ad essere riconosciuti nel loro ruolo di professionisti della salute dalla medicina convenzionale. In Ghana e in Kenya, ad esempio, il budget a disposizione per abitante ogni anno è di circa 6$ per persona. In questa  prospettiva è evidente che il fattore costo diventa centrale in qualsiasi offerta di salute. Se consideriamo ad esempio i costi dei vari trattamenti antimalarici vediamo come ricorrere ad essi (considerando anche i costi degli esami di laboratorio) per la maggior parte della popolazione rurale diventa semplicemente impossibile.

La realizzazione nel 2003 del progetto “Iniziativa di educazione allo sviluppo sostenibile attraverso l’uso di risorse locali nel settore nutritivo, sanitario ed economico”, in cui si è offerto un aggiornamento, alle ONG italiane, di metodologie di lavoro sulle tematiche quali le medicine tradizionali, l’alimentazione e lo sviluppo del commercio solidale su risorse naturali prodotte in maniera sostenibile, ha evidenziato come spesso gli interventi di sviluppo nel settore delle medicine tradizionali siano vincolati ad un rapporto personale con ONG locali piuttosto che compresi in una strategia locale di più ampio respiro. Probabilmente questo esprime una certa difficoltà da parte del mondo delle ONG e degli operatori di sviluppo in generale a riconoscersi all’interno di strategie che riconoscano obiettivi non legati alla singola contingenza. Il rischio diventa quello di elaborare iniziative non collegate tra loro con ovvia dispersione delle risorse economiche, evidenziando obiettivi di secondaria importanza a svantaggio di priorità primarie e della sostenibilità del progetto stesso. L’OMS ha elaborato una propria strategia per l’integrazione delle medicine tradizionali nei moderni sistemi sanitari. Tale strategia ribadisce che l’impiego della medicina tradizionale deve avvenire all’interno di modelli applicativi che ne convalidino anzitutto  l’efficacia e la sicurezza. La mancata definizione del corretto contesto può infatti favorire il proliferare di tecniche e pratiche eterogenee davanti alle quali è impossibile non solamente definire la reale utilità ma persino l’assenza di pratiche e metodi nocivi.

La strategia OMS si basa essenzialmente su quattro punti-chiave:

  1. definizione di una politica locale che favorisca il razionale impiego delle medicine tradizionali in una prospettiva di costo-beneficio;
  2. valorizzazione della sicurezza, efficacia e qualità;
  3. miglioramento attraverso le medicine tradizionali dell’accesso ai servizi sanitari;
  4. uso razionale a tutela degli operatori sanitari e del consumatore.

1. Definizione di una politica locale  a livello nazionale e interregionale.
L’OMS è particolarmente attiva nell’elaborare politiche e legislazioni nazionali che definiscano il ruolo delle medicine tradizionali all’interno di quelli che sono i piani sanitari di ogni singolo stato. Lo scopo di ciò è assicurare un corretto impiego delle medicine tradizionali, in termini di efficacia e sicurezza, e soprattutto un razionale utilizzo delle loro potenzialità.

2. Definizione dei parametri di sicurezza efficacia e qualità
Le medicine tradizionali, come la moderna medicina allopatica, devono presentare standard di efficacia e qualità che ovviamente non possono essere riferiti solamente ad un uso tradizionale delle stesse (anche se quest’ultimo può essere una indicazione preliminare alle stesse). La necessità di convogliare le poche risorse sanitarie disponibili su interventi che siano altamente affidabili e di tutelare la sicurezza del consumatore, esigenza primaria di qualsiasi programma di salute pubblica, ha portato l’OMS ad elaborare Linee Guida in particolare per la convalida delle principali medicine tradizionali, quali agopuntura e fitoterapia.

3. Accesso
L’esperienza della cooperazione internazionale e le statistiche hanno evidenziato come siano proprio i paesi più poveri ad aver bisogno degli interventi più costosi per le malattie trasmissibili. Il 99% dei decessi per malattie infantili proviene dai PVS e più del 50% delle cause e sono da far risalire a cinque malattie infettive. Spesso per questione di costi, logistica o per la situazione politica questi bambini non hanno semplicemente accesso a servizi sanitari o lo hanno in maniera molto episodica. Le medicine tradizionali, come dimostra il progetto del COE in R.D. Congo di cui sopra e anche quello attualmente in corso in Argentina, possono essere un mezzo che può contribuire a  ovviare a questa situazione. In Argentina, nelle province di Buenos Aires, Santa Fe e Misiones, il COE sta realizzando un progetto in cui cinque rimedi naturali prodotti da associazioni di contadini, trasformati in laboratori pubblici e distribuiti attraverso una rete di farmacie pubbliche, sono stati introdotti per sostituire rimedi sintetici, che la recente crisi economica aveva reso proibitivi per i costi. Le aree selezionate, di primario interesse pubblico, come le infezioni delle vie aree superiori, i disturbi del tratto gastro-intestinale, le infezioni della pelle, le diarree e i disturbi ansiosi, costituiscono una delle voci maggiori di costo della sanità pubblica argentina. Il progetto evidenzia come nei settori presi in esame sia possibile ottenere un’efficacia accettabile con l’impiego di semplici rimedi a basso costo rendendo l’utilizzo del servizio accessibile a una percentuale di popolazione maggiore e di particolare significatività, essendo questa la più povera.

4. Uso razionale a tutela degli operatori sanitari e del consumatore
L’impiego delle Medicine Tradizionali è stato fino ad oggi fortemente limitato da una scarsa validazione scientifica: questa situazione è andata cambiando nell’ultimo decennio in particolare per quanto riguarda la fitoterapia e l’agopuntura. Oltre 100 riviste scientifiche specializzate sono oggi dedicate unicamente alla pubblicazione di ricerche scientifiche riguardanti queste due medicine e più di 2000 studi clinici vengono ogni anno pubblicati per quanto riguarda la sola fitoterapia. Questi studi riguardano principalmente le malattie croniche dei cosiddetti paesi ricchi ma un numero sempre crescente di lavori clinici sulle malattie infettive dei paesi in via di sviluppo sta gradualmente comparendo e convalidando alcuni dei rimedi utilizzati nelle medicine tradizionali dei PVS. La strategia dell’OMS offre una metodologia per incorporare le tecniche della medicina tradizionale basata proprio sul grado di evidenza scientifica di queste.

 
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